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Un'esperienza che viene da lontano

L'esperienza della Catechesi del Buon Pastore nasce a Roma circa sessantanni fa, ad opera di Sofia Cavalletti e Gianna Gobbi.

Sofia Cavalletti, biblista, già segretaria dell'ex rabbino Eugenio Zolli, fra il resto trBibbiaaduttrice dall’ebraico dei libri di Isaia e dei Proverbi nella Bibbia ed. Fiorentina e di Ester e Giuditta nella Nuovissima traduzione’ ed. Paoline; Gianna Gobbi, insegnante montessoriana, prima collaboratrice di Adele Costa Gnocchi e della stessa Maria Montessori, nella cui "Casa dei Bambini" a Roma aveva, giovanissima allieva, lavorato.

È proprio Adele Costa Gnocchi, che nell’entourage della Montessori approfondiva il rapporto tra spiritualità e bambini, a consegnare questo compito a Sofia e Gianna, facendole incontrare, a Roma, nel 1950.

Nasce così la “Catechesi del Buon Pastore”: con bambini a partire dai tre anni, fondandosi su principi montessoriani, il metodo porta a conoscere ed affrontare in modo diretto i testi della Parola di Dio e della Liturgia.     

Un'esperienza di gioia

Il risultato è sorprendente: i bambini non solo accettano con gioia le due ore settimanali di catechesi, ma hanno una risposta di vero e pieno godimento. Sembra che nella figura del Buon Pastore, la parabola che più di tutte li accompagna per tutti i nove anni di catechesi, trovino un saldo appoggio, un rifugio sicuro, e attraverso di essa riescano a penetrare con semplicità le verità più profonde della fede.Cero_Pasquale

L'esperienza si allarga. Dagli indios in Messico agli amerindi negli Stati Uniti, all'Europa Centrale e Orientale, all'Italia, bambini di tante sfumature culturali e classi sociali diverse reagiscono a questa catechesi con la stessa gioia e recettività.

L’idea montessoriana si fonda sull’osservazione del bambino e sull'utilizzo di materiale sensoriale, sulla fiducia nella sua capacità di comprensione, non solo intellettuale, delle cose più profonde ed essenziali, sulla sua competenza, sulla libertà di scelta, l'autocorrezione, il rispetto dei tempi del bambino. Il bambino non è un “sacco vuoto da riempire”, ma un vero soggetto capace di apprendimento; purché sia posto nelle condizioni più adatte - a cominciare dall'ambiente e dal linguaggio - per poter esprimere le sue potenzialità.

Nella catechesi del “buon Pastore” la metodologia montessoriana si fonde, poi, felicemente, all’idea più propriamente teologica della connaturalità del bambino con Dio, della profonda presenza della dimensione spirituale nella sua vita, ciò che sempre più le moderne tesi pedagogiche peraltro tendono oggi a riconoscere.

Se il bambino è connaturale a Dio, quanto più direttamente parla di Dio è a lui congeniale, secondo le parole di Gesù che, forse non solo provocatoriamente, indica proprio i bambini come maestri della fede.

Cenacolo

Un'esperienza di relazione interiore

Ancora Sofia Cavalletti ricordava: “Ogni persona umana cerca la relazione, ma sembrerebbe che nella persona di Dio il bambino trovi una connaturalità, una rispondenza; tante volte ho avuto l'impressione, entrando nella stanza dove i bambini lavorano, di "pesci nell'acqua", come di chi ha trovato l'ambiente vitale che lo può appagare, nell'intimo più profondo. Il desiderio di starci, di restarci, di non andar via, di continuare nell'esperienza sono fenomeni che ormai abbiamo visto in tanti bambini in tante parti del mondo, in tanti livelli sociali e culturali diversi: si può affermare dunque che questo, in base a ciò che abbiamo visto, è la risposta del bambino all'esperienza religiosa” (Sofia Cavalletti, “Come pesci nell'acqua di Dio” intervista per la rivista ‘Il Sicomoro’, nr. 7, Reggio Emilia 1998/99)  

Oggetto della catechesi sono esclusivamente i testi della Bibbia e della Liturgia; il metodo è caratterizzato dalla predisposizione di un ambiente (“atrio”) a misura di bambino e con la presenza di materiale sensoriale, a cui il bambino può rivolgersi liberamente per interiorizzare i contenuti della fede, che vengono presentati con modalità caratterizzate da solennità e cura.

L'interiorizzazione, ossia il lavoro che il bambino deve compiere, in autonomia, per rielaborare quanto gli viene annunciato, è un altro dei cardini fondanti del pensiero montessoriano, che, nella catechesi, assume l'ulteriore contenuto teologico del rapporto diretto di ogni anima con Gesù.

TravasoIl servo inutile

Il ruolo del catechista, in questo contesto, sempre secondo la Cavalletti, è quello del “servo inutile”: “il servo deve fare, altrimenti è pigro; però è inutile. Del resto anche S.Agostino nel De Magistro dice come si fa ad imparare: prima ci vuole qualcuno che annunci, ma il momento importante dell'apprendimento è dopo, quando si riconsidera dentro di sè quello che si è ascoltato. Questo per un adulto è difficile da accettare, perché ti spiazza, come spiazzata era quella giovane che, venuta la prima volta da me, si è sentita dire: "Cerca un po' dove sta la cattedra". E lei ha girato per le stanze della catechesi, e non la trovava, e diceva: "Ci deve essere!". Non c'è perché non ci deve essere”.

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